I Canti della Passione in Abruzzo: tradizione, fede e questua nella Settimana Santa a Chieti


I Canti della Passione in Abruzzo: tradizione, fede e questua nella Settimana Santa a Chieti

I CANTI DELLA PASSIONE

FEDE POPOLARE DELLA SETTIMANA SANTA

Usi e costumi pasquali tratti da

“La Sanda Passijone, canti e tradizioni abruzzesi del tempo pasquale”

di P. Donatangelo Lupinetti 1a ed. 1958 e 2a ed. 1967

Silloge a cura di Luciano Troiano

I Canti della Passione in Abruzzo: tradizione, fede e questua nella Settimana Santa a Chieti

GIOVEDI’ 2 APRILE 2026 – ORE 21.30

Contrade Grotte e S. Anna 

CHIETI

www.fontevecchia.org

In pochi luoghi d'Abruzzo permane il canto della Passione, portato nelle case, nei borghi e nelle campagne, nei primi giorni della Settimana Santa.

L'evento di giovedì 2 aprile 2026 nelle abitazioni delle contrade Grotte e S. Anna di CHIETI è reso possibile grazie alla collaborazione tra l'Associazione Fontevecchia, i Cantori delle contrade Grotte e S. Anna di Chieti e l'Associazione Beato Marco d'Aviano.

Anche in altre regioni il canto della Passione è una tradizione, veniva eseguito anche nelle domeniche di Quaresima e ai cantori, al termine del canto, veniva talvolta chiesto di eseguire altri brani religiosi.

Si tratta di una manifestazione di musica popolare che ha lo scopo di rievocare le tradizioni e i canti dell'elemosina , riportando alla luce l'arcaico legame tra fede e cultura.

Gruppi del tutto improvvisati, formati da contadini, braccianti e donne del popolo, si recavano nelle case cantando il lungo Calvario di Cristo fino alla sua resurrezione.

Popolani impegnati nei Canti della Passijone
Popolani impegnati nei Canti della Passijone

Uova , pizze pasquali ma soprattutto il dolce tipico “ Lu Castelle” (antenato dell’uovo pasquale imbevuto nel vino cotto locale), erano i doni più comuni che “ Li Passijunire ” ricevevano al termine dei canti natalizi.

In particolare, le uova ricevute in dono dal padrone di casa sono un alimento squisitamente pasquale perché indicano la rinascita, l'abbraccio di Dio con l'uomo, la riconciliazione tra cielo e terra e, soprattutto, un simbolo apotropaico di cosmogonia e di nascita da cui trae origine l'universo con le sue forze vitali.

Cesta portata per raccogliere uova e altri donativi
Cesta portata per raccogliere uova e altri donativi


I Canti della Passijòne sono canti religiosi paraliturgici. La loro natura arcaica emerge dalla presenza di andamenti melodici ricchi di decorazioni melismatiche, cioè dal caricamento di un insieme di note più o meno ampie e intense su un'unica sillaba testuale . Il risultato è uno stile che rimanda alle fonti della devozione penitenziale tardo-medievale. Questi antichi canti narrativi, che rappresentano le forme di culto in cui riemergono retroscena di riti e concezioni pagane, traggono ispirazione dalle leggende agiografiche e moralizzanti del Medioevo o dalla Bibbia e dai vangeli apocrifi.

Quasi tutte le preghiere eseguite presentano una struttura melodica unica che si ripete per ciascuna di esse: questa prassi ha facilitato l'apprendimento di lunghi testi narrativi.

I canti rievocano le ore della Passione, con il ricordo dei momenti salienti delle ultime ventiquattro ore di vita di Cristo. I cantori erano accompagnati dalla fisarmonica a due toni e dal triangolo, talvolta dalla cornamusa. " Lu rellogge della passijone " è uno dei canti più adattabili a strumenti diatonici come la fisarmonica. Forse per questo è uno dei più ascoltati durante l'elemosina: " Alle cinque nell'orto Lu buon Gesù ca jò Alle sei dal padre eterno al Re dei cieli andò...... Alle ventiquattro Gesù andò al sepolcro solo per amore nostro, ci salvò tutti ."

I cantori delle contrade Grotte e Sant’Anna di Chieti a Case Troiano di Spoltore in occasione delle festività pasquali 2024
I cantori delle contrade Grotte e Sant’Anna di Chieti a Case Troiano di Spoltore in occasione delle festività pasquali 2024


Non meno importanti sono i Lamenti di Maria , detti volgarmente " lu sclame de la Madonna ", nei quali è evidenziato il profondo dolore della Madre per la morte del caro Figlio: " O fijie fijie me tu mi lasciate Pe salvà lu monne mi 'bbandunate... ".

Per la gente delle campagne, il giorno dei Canti della Passijòne era diverso dagli altri della Settimana Santa : si legavano le campane e si iniziava la ricerca delle case con canti di questua che narravano la Passione di Gesù Cristo , dal tradimento di Giuda Iscariota alla Resurrezione . Al Gloria della Messa solenne si suonano le campane, da questo momento riprende il normale funzionamento del Gloria la sera del Sabato Santo .

Gli anziani univano al silenzio delle campane un digiuno molto faticoso " Lu trapasse " che, fatto per sette anni consecutivi, così dice la credenza religiosa, ha il potere di purificare eternamente un'anima cara del Purgatorio. Durante questi giorni di silenzio, il parroco incaricava i giovani del luogo di girare per le vie del paese con il classico strumento popolare, lu ciuccule , al posto delle campane, per annunciare le varie funzioni religiose.

Popolani per le strade di campagna nella settimana santa
Popolani per le strade di campagna nella settimana santa


La storia e la diffusione dei Canti della Passijone si tramandano oralmente, di generazione in generazione, nei vari centri dell'Italia meridionale. Alcuni di questi canti provengono da Montecassino e hanno fino a mille anni. Alcuni, inizialmente, erano eseguiti in canto gregoriano e si sono trasformati nel corso dei secoli. Questa usanza ha interessato tutta la regione ed era diffusa in ogni contrada, il Martedì e il Mercoledì Santo, quando il dramma cristiano raggiungeva il suo culmine. Per l'Abruzzo ha avuto origine dal comune sentimento religioso, con le sue radici nel doloroso racconto evangelico.

Donazione di commestibili, uova, formaggio e salumi ai cantori
Donazione di commestibili, uova, formaggio e salumi ai cantori


Nelle contrade rurali, in questi giorni, cantori popolari accompagnati da pochi strumenti musicali, si spostavano nei villaggi, nelle case isolate per intonare i Canti della Passijòne . Era quasi un rito religioso: in una società profondamente permeata dall'esperienza cristiana, il tema era dettato dalla scadenza liturgica che culminava con la morte di Gesù e, attorno al piccolo gruppo di musicisti, donne, bambini, uomini si riunivano in cerchio, e tutti in silenzio ascoltavano le parole in canto che narravano gli eventi drammatici della flagellazione, del cammino verso il Calvario, della crocifissione, della morte di Gesù e rievocavano il dolore straziante della Madonna.

Il gruppo era formato da poche persone che, al suono della fisarmonica o dell'organetto che accompagnava i cantori, si spostavano di casa in casa, fermandosi nell'androne, ai piedi delle scale, davanti alla stalla, dovunque ci fosse uno spazio frequentato dal vicinato. Immaginate come nel buio più completo che ha caratterizzato i secoli scorsi, la sera, questo piccolo gruppo di cantori si avvicinava a una casa di campagna, illuminando il sentiero con qualche torcia, intonando queste melodie che diventavano, man mano che si avvicinavano, sempre più forti. Alla fine, come detto, ai cantori veniva offerto del cibo, un saluto tradizionale e si spostavano verso un'altra casa.

I canti della Passjiòne sul quotidiano abruzzese Il Centro
I canti della Passjiòne sul quotidiano abruzzese Il Centro


Suonatori dei canti della questua in una foto d’epoca
Suonatori dei canti della questua in una foto d’epoca


Fonti:

Archivio Sonoro,

Silvestre Background I Canti della Passione di Cristo,

L'Aria di Penne Il Canto della Passione,

Santino Verna Lu Giuviddì Sante di don Donatangelo Lupinetti,

Archivio del Folklore Italiano,

Rai Teche,

Sybilla Picena,

Ministero dei Beni Culturali,

Il Centro quotidiano d’Abruzzo,

Archivio Fontevecchia.



Estratto di usi, costumi e credenze abruzzesi da

“La Sanda Passijone, canti e tradizioni abruzzesi

del tempo pasquale”

di P. Donatangelo Lupinetti


SETTUAGESIMA: le tre settimane precedenti la quaresima,

QUARESIMA: le quattro domeniche di preparazione,

PASSIONE: quinta domenica di quaresima (domenica delle croci e domenica delle palme),

PASQUA: da Resurrezione fino alla Pentecoste.

La devozione della Passione di Cristo nasce dal francescanesimo ad inizio del 1300 con l’arrivo con confraternite e congreghe che hanno tre scopi:

1) Culto divino

2) Beneficenza

3) Mutuo soccorso

4) Sacramenti

In Abruzzo arrivano nel 1360 con i Flagellanti. Le successive confraternite locali si sono affiliate alla Compagnia del Gonfalone di Roma per prestigio, autorevolezza e benefici di cui godeva la struttura della città santa.

LA SETTUAGESIMA: creazione di Adamo

SESSAGESIMA: Diluvio/Noè

QUINQUAGESIMA: Promessa/Abramo

Nel tempo di SETTUAGESIMA e nello specifico in quello di QUIQUAGESIMA cade il Carnevale che inizia con il SANT’ANTONIO di GENNAIO, indicato in questo modo per differenziarlo dal Sant’Antonio da Padova del 13 giugno.

LE QUARANTORE: sono un veglione spirituale di tre giorni con altare a festa, trono, luci e fior. Sono una pratica devozionale consistente nell'adorazione, per quaranta ore continue, del Santissimo Sacramento , visibile nell' ostensorio contenente l' Ostia consacrata , solennemente esposto sull'altare. Il nome si richiama al periodo di tempo trascorso fra la morte (Venerdì santo) e la risurrezione (domenica di Pasqua ). L'uso più diffuso è forse l'esposizione dal pomeriggio della Domenica di Quinquagesima al martedì di carnevale .

LA QUARESIMA

1) Lotta contro il mondo, la debolezza della carne, il demonio

2) Penitenze quali: digiuno, astinenza, e privazione

3) Preghiera

4) Sacramenti

La quaresima inizia con il mercoledì delle ceneri. I rintocchi delle campane annunciano la morte del carnevale con le palme benedette dell’anno precedente ridotte in cenere ed usate per gli orti e le persone: sono un segno di umiltà e simbolo di penitenza così come la gastronomia penitenziale che prevede verdure, alici e pizza sciva.

Nelle QUATTRO TEMPORA della quaresima (mercoledì, venerdì e sabato dopo le ceneri) si fanno osservazioni e pronostici sul meteo:

marzo = mercoledì

aprile = venerdì

maggio = sabato

Nei venerdì di marzo si usava tagliarsi i capelli perché era credenza che essi ricrescessero più folti, sani e forti; mangiare ortica cotta che ha funzione depurativa ma il cui gusto amaro ricorda la penitenza.

La quarta domenica di quaresima è la DOMENICA del PURGATORIO e quindi si organizzano:

1) Questue per le anime purganti,

2) Messe per le anime del Purgatorio,

3) Sermone sul Purgatorio,

4) Visita al cimitero,

5) Pensiero per i poveri.

TEMPO di PASSIONE

E’ l’arco di tempo che intercorre tra la domenica della croce (la quinta di quaresima con velatura delle croci) e quella detta delle palme.

LA SETTIMANA SANTA

Atmosfera di dolore

DOMENICA delle PALME

E’ una giornata di osservazione e presagi:

1) Se il cielo è sereno e il sole splende chiaro l’annata sarà buona,

2) Anche se tira il vento maestrale,

3) Se piove l’estate sarà asciutta (Palma ‘mbusse, manoppele assutte),

4) Il vento che tira quando il prete bussa alla porta dominerà il tempo delle raccolte,

5) Fino al venerdì santo non si ordisce tele, non si covano le uova e non si lavora attorno alle fave.

Si recitano 40 Pater, Ave e Gloria in memoria dei 40 giorni di Gesù nel deserto.

LA SETTIMANA che porta alla SANTA PASQUA

Lunedì santo: si recitano 33 Pater, Ave e Gloria in memoria degli anni di Cristo,

Martedì santo: si recitano 3o Pater, Ave e Gloria in ricordo dei 30 denari di Giuda,

Mercoledì santo: si recitano 15 Pater, Ave e Gloria in ricordo delle spine della Croce.

GIOVEDI’ SANTO

Si effettua il “digiuno del trapasso” per 48 ore. Ripetuto per sette anni di seguito si libera un’anima del Purgatorio che era più bisognosa di preghiere.

VENERDI’ SANTO

Le tre ore di agonia: prediche, canti preghiere nelle chiese completamente oscurate.

SABATO SANTO

Le mamme facevano fare ai bimbi, i primi passi da soli,

veniva acceso un fuoco sui sagrati e alle porte delle chiese,

benedizione dei commestibili portati in una cesta (la sparucce) con uova sode, cavallo e pupa.

GLI AUGURI

Auguri: Una buona e santa Pasqua! Rivolgendosi ad amici e conoscenti

Risposta: Altrettanto a te, a Signirì!

Sciolte le campane: 10 Pater, Ave e Gloria

Fonte: da La Sanda Passijone, canti e tradizioni abruzzesi del tempo pasquale di P. Donatangelo Lupinetti ed. 1958

Si ringraziano i Cantori delle Contrade Grotte e Sant’Anna di Chieti

con Ubaldo Iezzi e Anna La Rovere per la collaborazione e l’impegno

A ricordo del socio Claudio Leombroni devoto ai Canti della Passijone

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Un estratto di usi e costumi abruzzesi dei tempi che furono, in Abruzzo, raccolti da Antonio De Nino e descritti in “USI ABRUZZESI” descritti da Antonio De Nino e pubblicato a Firenze dalla Tipografia di G. Barbera nel 1879. Tratto dalla copia microfilmata conservata dalla University of Toronto Library


LA DOMENICA DELLE PALME

Dove non c'è la coltivazione degli ulivi, s'aspetta con molto desiderio la venuta nientemeno che di un asino carico di rami della simbolica pianta. E il parroco che fa venire da lontano questo allegro dono per dispensarlo ai divoti nella sua parrocchia. Dove poi v'ha piante di ulivi, la festa riesce più bella. I giovanetti, la mattina per tempo o il giorno innanzi, vanno alle campagne vicine a tagliarne dei rami alti e fronzuti, che portano quasi in processione nel paese e per lo più intorno alla chiesa fino all’ora della messa. Parecchi tornano a casa; dai teneri ramoscelli tagliano con le forbici molte coppie di fronde con porzione del ramoscello stesso, e le intrecciano poi intorno intorno a un ramo sfrondato tutto, fuorché nella cima, disponendole come le foglie di ailanto. Qua e là, sempre dal lato sbiadito delle fronde, che è la prospettiva del lavoro, si sogliono appiccicare con un po' di colla alquanti pezzetti di talco o di carta colorata o di orpello. Vi si attaccano anche fiori finti e confetture e vi si avvolgono nastri. Oh cari ricordi! All'ora della messa tutti sono in chiesa co' rami d'ulivo in mano. E poiché i rami alti e fronzuti sono i più; a mettersi a guardare un po' in alto, si vede come una selva d'ulivi che si muovono a onde, a valzere, a contradanze, secondo il diverso e vario movimento dei giovanetti. La vivacità del moto e il ronzìo delle voci cresce nell'atto della benedizione. Poi, tutti lieti a casa. In qualche paese, per esempio in Pratola Peligna, a tavola c'è sempre la rituale minestra di lasagne. Si ritiene questo come un augurio di abbondante ricolto. A Casalbordino e a Vasto, ciascuno reca alla propria campagna il suo ramo d' ulivo benedetto e ve lo lascia lì dritto o per divozione o anche per buon augurio. La pianta simbolica! dicevo poco fa. E sì: l'ulivo, simbolo di pace, è anche apportatore di pace. Chi non istà in pace, e sente il bisogno di smettere i rancori, nella domenica delle palme manda o dà egli stesso all' avversario un ramo di ulivo; e la pace è fatta.

Si rafforzano le amicizie, mandando o dando rametti di ulivo. Si suol dire: Ecche (o damme) la parma se vo' fa' la pace: Non è chiù tiempe de facce la guerra. In casa comincia il giuoco sui carboni accesi. Si spicca una fronda dal ramo d' ulivo; e, nel posarla sulle braci, con una semincredula aspettazione, si dice: Pàlema binidetta, Che véje 'na vota I' amie, Sàcceme a dice se more st' amie.

Lo stesso si fa a Casalbordino e a Gagnoli in Pasqua Epifania; ma si dice in quest' altro modo: Pasqua Befanie Che ve' na vota l'anne Sàcceme a dice se me more n' atr' amie. Se la foglia, prima di bruciarsi, salta e fa rumore, E cigola per vento che va via, allora si vive: diversamente, si muore. Il bello è quando per caso la foglia brucia senza muoversi. Si crederebbe che ciascuno si dovesse rassegnare al pronostico. Mai no ! Si ritenta la pruova lino a che la fronda salti e cigoli. Il giuoco insomma deve finire col far rimanere contenti tutti : tanto è lusinghiera la vita!

LA FUNZIONE DI PASQUA. Lì nella Piazza Maggiore di Sulmona la gente rigurgita. Quattro, cinque, sei visi in ogni finestra. Uno degli archi, che sostengono l'acquedotto della città, è parato pomposamente; e sotto l’arco parato s'erge un altare. Verso le dieci del mattino esce la processione dalla chiesa di Santa Maria della Tomba. Si vede una filatessa di statue : san Pietro apostolo, san Giovanni Battista, san Giuseppe d'Arimatea, san Pier Celestino, san Tommaso, san Nicodemo, san Giovanni evangelista, sant'Andrea pescatore, ecc.; e poi statue di femmine : sant'Anna, santa Maria Maddalena, Maria Salome, Maria Cleofe con un altro eccetera lungo. Da ultimo la statua di Gesù Risorto. E la Madonna ? La Madonna si è nascosta in una casa giù in fondo alla piazza. La processione si raccoglie tutta intorno l'arco parato, e il Cristo posa sull'altare. Allora comincia una rappresentazione che ricorda quelle tanto fantastiche del medio evo. Le statue si muovono in cerca della Madonna che non sa ancora della risurrezione del Figlio. Tornano indietro, rivanno innanzi, giù, giù, appiè della piazza, e scovano la Madonna. La Madonna, per altro non vuol credere. Esce dubitosa. Veste a bruno. S'avanza lentamente; vede e non vede; comincia a sospettare: forse sì.... sarà.... è desso! In un attimo le cade il manto nero.... molte rondinelle rianno la libertà.... nella mano dov'era il fazzoletto bianco, comparisce un mazzo di fiori.... La banda musicale Uh ! toh ! tah ! La Madonna corre verso il Figlio, cioè corrono sempre quelli che la portano.... arrivano al Cristo....; e, quando ciascuno s'aspetta di vedere abbracciati Figlio e Madre, cade l'illusione e si riflette che si tratta di statue! E basta così. Chi ha piacere d'accompagnare la processione per tutta la città, vada pure. Io rimango con la mia commozione che mi fa rimpian gere un'età che non più ritorna !

PREDICA E BENEDIZIONE. Nell’ottava di Pasqua, in Tagliacozzo, si fa un'allegra processione con la statua del Cristo risorto. Arrivata in piazza, la processione si ferma. Un prete sale sopra un pergamo di circostanza, e predica. Chi sta vicino e potrebbe sentire, non sente: chi sta lontano vede solo il predicatore che scaglia pugni in aria, e V aria non se ne dà per intesa. Il pacifico pubblico è armato di armi innocue. Tutti tengono in mano o un ciambellotto o una pupa o un cavalluccio o una palomba, di pasta con uova: le uova, dice il De Gubernatis, simbolo, come l' uovo di Leda, come V uovo che esordiva i banchetti romani, simbolo del principio della vita. ' In quel frattempo ha luogo una specie di rassegna.

La mia ciambella è più grossa. Ma la mia è a tortiglione. Il prete sta alla fine della predica; anzi ha finito, e dà la benedizione. Io mi rivolgo, e vedo un ondeggiamento di armi, cioè di mani in alto con le palombe, con le pupe, coi cavallucci, coi ciambellotti. La benedizione ha santificato le paste. La processione fa il comodo suo. I cavallucci cominciano a perdere qualche gamba; le pupe, la testa; le palombe, le ali; e chi, per convenienza non mastica, ha l'acquolina in bocca.

I FARISEI FANNO LA CASCATA. Nella settimana santa, a Pescocostanzo come in ogni parte del mondo cattolico, si fanno i sepolcri. In una di quelle sacre rappresentazioni i giudei intorno a Cristo, sono uomini vestiti alla medioevale con corazze, elmi, gladii e picche. Lascio che il lettore immagini la divozione del riconoscimento di Caio e Sempronio così mascherati! Il venerdì santo poi, nel mentre che si porta via dal sepolcro il Sacramento, gli occhi del pubblico sono tutti profani: nessuno guarda al Santissimo, né alla Madonna, né alle Marie: ma che! tutti, invece, guardano ai farisei che a un dato segno, tùffete! fannola cascata! cadono e muoiono! ma, nella processione del Cristo morto, risuscitano; e, quasi come gli sconfitti in guerra abbellivano il carro dei trionfatori, i risorti farisei accompagnano la preziosa bara, privi di spade e di lance.



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Il comitato per la costituzione dell’Associazione Fontevecchia si forma nel 2010 ed è parte attiva della società civile con interventi relativi all’ambiente, mobilità, saperi e integrazione. Lo scopo dell’associazione, oltre la tutela delle tradizioni, del territorio e la riqualificazione estetica del borgo nato nel 1600, si articola su un ampio raggio di interventi.